Quanti Colori nel Buio!


Quella mattina presto…

– …Bene allora l’aspetto oggi alle 9.30 per decidere i colori delle pareti. Io ho un debole per l’azzurro, mi hanno sempre detto che è un colore che mi dona! –

-Va bene la saluto. A dopo Signora Mavi

Archilù posò il telefono e cominciò a sentirsi stranamente un po’ scomodo seduto su quella sedia.

La Signora Mavi era la sua vicina di casa da poco più di due settimane. Era una signora di origine turca, gentile, un po’ fuori dal comune. Amava molto la musica, la lettura, la filosofia e passeggiare insieme al suo cane Buccia, un pastore tedesco pacifico e attento.

La Signora Mavi era non vedente dalla nascita.

Questo non le aveva impedito di laurearsi e mettere su un’impresa della quale era a capo da più di vent’anni, con più di duecento persone alle sue dipendenze. Lei diceva di essere – una donna come tante – una donna che invece di avere cinque sensi, ne aveva quattro, ma che comunque funzionavano benissimo lo stesso, bastava farseli bastare!


Appena Archilù entrò in casa della Signora Mavi, lei lo fece accomodare in cucina e, fissandolo negli occhi, gli chiese se desiderasse un caffè.

Fissare negli occhi una persona le costava un po’ di fatica, lo aveva imparato col tempo. Lo faceva solamente per mettere a proprio agio il suo interlocutore, di sicuro non per se stessa, non aveva alcun bisogno, ma sapeva essere una cosa utile per gli altri, per quelli che il mondo lo percepiscono attraverso uno sguardo. 

-Non vorrei che si sentisse in imbarazzo con me – disse la Signora Mavi in tono rassicurante. Archilù si sentì colto alla sprovvista, lui che comunque un po’ in imbarazzo si sentiva sempre. Aveva con sé la sua paletta dei colori, aveva con sé dei campioni di tinte da parete, il suo MisurGnoMetro (indispensabile sempre), ma non aveva idea di come poter riuscire a parlare di colori con la signora Mavi!

-Mi scusi se le sembro un po’ inopportuno Signora Mavi…ma lei come fa a conoscere i colori?

Archilù fece una domanda alla quale lui avrebbe saputo rispondere benissimo, tirando fuori le sue conoscenze sulla teoria del colore, la sua passione per la cromoterapia. Tutte argomentazioni che però non avevano senso di fronte a chi, “evidentemente”, percepiva la realtà in maniera completamente diversa dalla sua… I colori cosa sono per chi non vede?

-Se lei chiude gli occhi e pensa al colore Azzurro…che cose le viene in mente?- domandò lei.

Penso al cielo limpido quando c’è una bella giornata, al mare d’estate…anche alla canzone di Celentano…-  finalmente sorrise.

-Esattamente!- disse lei – Per me l’azzurro è tutto questo. E’ tra i miei colori preferiti, è il colore che mi fa pensare all’infinito, mi dà una sensazione di purezza, di freschezza, di giovinezza. Lo associo a qualcosa che mi fa stare bene…forse perché mi hanno sempre detto che mi sta bene!-


-Io ho sempre osservato i colori prima di tutto con gli occhi…-

-Io li ho sempre osservati al buio… e li ho sempre amati! Ho amato fin da piccola la sensazione di avere le mani sporche di pittura…col dito mi piaceva toccare la traccia che lasciavano i colori a cera sulla carta, l’odore forte di quei pennarelli indelebili che macchiano i vestiti e che non vanno via più –

-Si quell’odore lo conosco bene anche io…-

-Mi piaceva toccare la carta su cui disegnavo, la mia insegnante incideva dei puntini sul foglio e io coloravo all’interno senza lasciare nessuno spazietto vuoto. Mi piaceva utilizzare tutti i colori e li ho sempre associati alle voci dei bambini che giocano contenti-


-Quindi mi faccia capire cosa ha in mente riguardo ai colori per questa casa… come vuole che la dipingiamo? –

-Vorrei che il colore della mia camera ricordasse il cielo in un pomeriggio assolato e vorrei le pareti ruvide come la buccia di un’arancia, cosicché toccandole mi venga in mente l’odore della zagara, che mi fa pensare allo sbocciare della primavera…-

Archilù chiuse un momento gli occhi per cercare di immaginare. Lei però si interruppe di colpo un pò stupita.

-Ma… il suo caffè è ancora lì?-

-Oh si mi scusi! Ero preso dalla nostra conversazione…ma come fa a sapere che è ancora qui?-

-Adesso si sarà freddato… ma si sente ancora l’odore sa!-


Alla fine di quella mattinata Archilù tornando a casa a non poté nascondere un leggero senso di angoscia. Si sentiva impaurito se provava ad immaginare un mondo buio, fatto di odori, suoni, sapori ma senza alcuna luce, si sentiva soprattutto smarrito. Poi gli venne in mente il volto della Signora Mavi, chiuse gli occhi per vederla di nuovo nel buio della sua immaginazione. Era un’immagine nitidissima…cioè forse non era proprio esattamente uguale alla Signora Mavi, ma era la sua idea della Signora Mavi, la sua rappresentazione personale.

La sua immaginazione, alla fine, così buia non era affatto. Prese un foglio e disegnò un cielo azzurro, ma con tante sfumature, come quelle dei cieli di primavera in cui l’aria è limpida e tutto profuma di fiori. Prese la paletta dei colori e selezionò tutti gli azzurri di quel cielo…fece un elenco delle tinte da comprare e come intestazione scrisse “MAVI*”.

Poi guardò il suo MisurGnoMetro e disse – Forza! Andiamo a prendere le misure! – Alzandosi dalla sedia frettoloso afferrò un’arancia e si rivolse di nuovo a lui in tono interrogativo – Ma tu sai misurare anche la ruvidezza delle cose? –

-Certo che lo so fare…solo che non me l’hai mai chiesto!- Rispose lui.

 

(*la parola “MAVI” nella lingua Turca significa “AZZURRO”).

Liberamente ispirato al testo “Non solo buio” di Daniela Floriduz

In alto immagine tratta dal libro Orizzonti, libro senza parole edito da Carthusia, illustrazioni di Paola Formica.


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