Azulejos

“I bambini vengono da molto lontano. Prima ancora di venire al mondo abitano nella testa della loro mamma e del loro papà…”

Dopo aver letto questa frase Archilù chiuse il libro, spense la luce e pensò – “Quando avrò un bambino vorrei proprio che da grande facesse l’astronauta… oppure il sub” – e si addormentò all’istante, come succedeva spesso.


Fu una notte di quelle che sembrano lunghe il doppio delle notti qualunque.

Sotto un cielo morbido senza luna e senza stelle, Archilù si accorse di essere immerso  in un liquido salato come il mare. Si intravedeva solo una luce rossastra come un tramonto lontano. Se provava a muoversi sentiva il suono dell’onda e della risacca. Pensava di essere leggero come una piuma, nessuna forza di gravità, nessun peso. I rumori li percepiva distintamente, sentiva il ticchettio della sveglia e i rumori del traffico, ma erano tutti attutiti, nessuna nota acuta solo suoni profondi. C’era poi un sottofondo ritmico come il suono di un tamburo: ” tum… tum… tum…”. Credeva di respirare sott’acqua, stava respirando sott’acqua! Era sorpreso come un sub alla prima immersione. Eppure questo posto aveva davvero qualcosa di conosciuto, gli sembrò di ascoltare una voce familiare, allungò una mano e toccò qualcosa di caldo. Si accorse di stare sdraiato, dondolato e sorretto senza alcuna fatica. Poi provò un brivido lungo la schiena, si sentì mancare il sostegno e si svegliò di soprassalto, nel cuore della notte.


Archilù aprì gli occhi –  Un soffitto quadrato…solo un soffitto quadrato! – sussurrò rassicurandosi, contento di trovarsi nella sua stanza e dentro al suo letto.

–  Ma come… SOLO un soffitto quadrato? – chiese una vocina sottile da un angolino della stanza.

–  Chi va là, chi sei? – trasalì lui terrorizzato.

–  Ma come chi sono? lo sai benissimo! – 

–  Chiamo la polizia SAI? E’ violazione di domicilio questa! –

–  Violazione di domicilio? Questa è bella! –

– Dimmi chi sei e che vuoi! –

–  Casa mia, casa mia per piccina che tu sia…tutta nitida e ridente, tutta chiara e risplendente, non ti manca proprio niente… e poi: SOLO un soffitto quadrato dici che ho? – 

Finalmente Archilù trovò l’interruttore e accese la luce… ma non c’era nessuno, proprio nessuno! Pensò che forse stava ancora sognando, che quella notte era proprio una strana notte, forse aveva lavorato troppo davvero! Adesso gli sembrava anche che i muri parlassero…

Ma la vocina continuò – Noi ci conosciamo da tanto tempo Archilù. Sono stata il tuo rifugio e tu il mio focolare. Ci siamo presi cura l’uno dell’altro. Il tuo lavoro è stato parte del mio… voglio dirti che è ora di lasciare sconfinare la tua vita oltre queste pareti –

– Dimmi anche che sono ubriaco magari! –

– Non credo proprio…Come avrai visto tante volte basterà un raggio di sole e questo soffitto non sarà più il SOLITO soffitto quadrato –

– Ma non volevo offendere nessuno io…-

-“Pensa sempre alle infinite possibilità dell’arte: dai a qualcuno un quadrato di venti centimetri per venti, benché nei secoli in molti si siano già sbizzarrirti con infiniti disegni, ci sarà sempre posto per un disegno nuovo, per un tuo disegno… non ci sarà mai l’ultimo disegno…” 


Archilù pensò perplesso che da una vocina così sottile non si sarebbe mai aspettato di sentire certe cose… poi prese in mano un foglio quadrato, lo piegò in due, poi in quattro, poi lungo la diagonale e lo riaprì.

Poi guardò il disegno venuto fuori dalle pieghe e disse – Eh si…avrei potuto farlo in altri mille modi! – e intanto si era fatto giorno…

 

Comments

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